baglioni

Pensieri e fotografie di un italiano

ZIBALDONE - bloggando ITALIA

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(scambio messaggi in un forum)


A due mesi di vigilia delle Regionali pareva che il PDL facesse una volata cappottando il PD. Ora ci si sente in salita ed incerti nei risultati. Cosa è successo? La campagna giudiziaria e contro Bertolaso non lo spiegano: gli elettori moderati, o non di sinistra; sono abituati e vaccinati a codeste aggressioni.  L'azzoppamento è tutto interno e riguarda il cupio dissolvi che attraversa i vertici del centro destra come gli   interventi di Fini, che ad ogni dichiarazione di Berlusconi, esterna il contrario ai giornalisti. Di questo passo sarà ineluttabile  la separazione. Anzi forse fu un errore di Berlusconi non puntare su 'Forza Italia' rafforzandone l'organizzazione e la sua politica (Bossi docet). 
Io  critico il leader quando mi pare si inciampi perchè lo sostengo e temo molto la sua sconfitta. Dopo di lui c'è il deserto checché ne pensi Fini.

 

 

Caro Pierluigi e cari tutti,

                                        io sinceramente di deleterio vedo solo l’ostinazione di tanti, qui e altrove, a nascondersi dietro una maschera e a mitizzare sempre e comunque Berlusconi e il suo staff, criticando ad ogni piè sospinto chiunque osi mettere in discussione azioni, parole ed opere del “Grande Manovratore”.
Come detto e ripetuto, io ero, sono e sarò sempre di centrodestra, filo berlusconiano e filo PDL ma mai e poi mai metterò il cervello all’ammasso evitando di pensare con la mia testa e guardare con i miei occhi. Ora a parte la retorica, questa volta, come in altre, mi sembra di intravedere del vero nelle critiche di Fini, di Bossi e anche di Casini che, almeno questo lo concederete, sono più “politici” dell’imprenditore Berlusconi. Le macchine organizzative di MSI, Lega e DC mai e poi mai avrebbero commesso un errore così grave e deleterio nella presentazione delle liste, simboli e firme. Altro che vincere con questi dilettanti!

Saluti, Massimo Pastore


 Caro Massimo. 

                         Puoi anche NON mitizzare Berlusconi ma senza lui nel 1994 Occhetto ed i progressisti avrebbero preso il potere e l'Italia sarebbe una specie di repubblica popolare quando queste -in Europa- sono tutte morte. Nessuno dei filo berlusconiani ha portato il 'cervello all'ammasso'. Se ha un certo spirito poco critico verso quel leader gli è perché capisce che senza lui si sfascia tutto il centro destra. Io -che pur lo voto avendo perso a sinistra il mio riferimento-  ho mille cose da rimproverare a Berlusconi (parla troppo, abbaia ma non morde; si sceglie collaboratori più servili che capaci; dice  'governo del fare' ma x il cambiamento fa poco...) però capisco anche che lavorare sotto l'aggressione inaudita di una parte della magistratura sostenuta dalla sinistra deve prima di tutto pensare di non fare la fine di Forlani e Craxi.  Se a tutto questo ci si mette anche Fini siamo alla frutta. Tanto vale ridividere gli stracci.  Che Berlusconi non sia un politico è normale. Nella sua vita ha fatto l'imprenditore non il topo di partito allevato e cooptato da Almirante. Ma a me è proprio questo che piace e me lo rende simpatico.  'Meno male che Silvio c'è'  è certamente piaggeria sdolcinata ma ha un fondo di verità.  Di Fini se ne può benissimo fare senza: nella pletora dei cacicchi di partito ce ne sarebbe uno di meno e non sarebbe un gran danno. Se Berlusconi esce di scena si ritorna alla prima (partitocratica) repubblica.

pier luigi baglioni

idi di marzo 2010

 

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La vita in diretta, trasmissione di Lamberto sposini

su RAI 1 del giovedì 28 gennaio 2010.

 

 

Quella che appare è una mussulmana italiana convertita all'islam. E non potrebbe essere altrimenti perchè le donne fondamentaliste così conciate i loro uomini le tengono recluse in casa. Convertirsi ad altra religione è normale e frequente, ma come è possibile che una nostra cittadina decida di assumere questa presenza minacciosa più che inquietante?...  Io credo che in questi casi ci siano problemi mentali di frustrazione da protagonismo. Sono personalità malate di morbosa ambizione da ribalta pubblica, le quali, non avendo campi in cui eccellere per evidenziarsi scelgono questa facile maniera per mettersi in mostra e far parlare di se. Ma, in Italia come in Francia e in Europa, darsi risalto spaventando il prossimo è roba da matti- Lo stato e le sue leggi non dovrebbero né assecondare né tollerare. 

Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica direi che ciò in Italia non è possibile. Se lo vogliono devono lasciare l'Italia e tornare nei paesi di origine. Per la serena convivenza e integrazione i mussulmani che vivono nel nostro paese devono adattarsi –pur coltivando le loro tradizioni- ai nostri costumi  rispettando le nostre leggi.

Non sta alle istituzioni italiane preoccuparsi di sapere se offendiamo la loro cultura. La nostra società libera si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno lottato in ogni secolo della nostra storia. La nostra lingua l'italiano non l'arabo, il cinese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza chi desidera far parte della nostra società, deve conoscere la lingua.

Il nostro paese è cristiano. Non si pone nessun obbligo di credere nel cristianesimo,  ma è un fatto che  questa nazione si fonda su principi cristiani. E' quindi appropriato che questo si veda sui muri delle scuole, dei tribunali e uffici pubblici. Se ciò vi offende allora prendete seriamente in considerazione che tale sofferenza si lenisce soltanto andando in altre parti del mondo. Nessuno vi impone di stare qui. Noi accettiamo le vostre credenze senza fare domande. Ma esigiamo di accettare le nostre, e vivere in armonia pacificamente con noi, e diventare buoni cittadini. Vi offriamo volentieri l’opportunità di stare nel nostro paese, stabilire la vostra famiglia sulla nostra terra, adottare il nostro modo di vivere. Ma non dovete creare uno stato nello stato. 

Se non siete felici qui tornate da dove siete venuti. Nessuno vi ha forzato ad immigrare qui.

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Antonio Canepa  ritratto_di_antonio_canepa._455

Il caso Marrazzo, politici che non sapendo governare se stessi pretendono di governare il popolo; mi ha riportato alla memoria altra triste storia italiana.     Ricorrendo in marzo il settennale della sua scomparsa ne racconto la vicenda.

L'esercizio legale degli avvocati Pippo e Paolo Machiavelli si trovava in Via Roma al numero 5 del primo piano. Suddiviso in due parti, nella prima si svolgeva l'attività professionale dell'avvocatura condotta dai praticanti ove si ricevevano i mandatari delle cause in tribunale- La seconda, più importante in verità, era dedicata all'attività politica dei due fratelli. Nell'ampia anticamera adiacente allo studio, che praticamente fungeva da sede della corrente autonomista della Federazione PSI di Genova. Sempre affollata di dirigenti e attivisti era praticamente il 'salotto' o 'laboratorio politico' del socialismo riformista, si fa per dire, genovese. Qui si attendeva di conferire coi 'capi' cianciando gossip e tramando contro avversari e concorrenti interni, più che discutendo di politica e strategie.
Nei tardi anni '50 del secolo scorso, dopo il decesso di Gaetano Barbareschi, i fratelli Machiavelli avevano ereditato il potere della federazione contrastati soltando dalla corrente minoritaria della sinistra di Tullio Vecchietti e ?dopo la scissione- di Riccardo Lombardi, ove Fulvio Cerofolini guidava la pattuglia dei sindacalisti CGIL (cioé a libro paga del PCI) e dei politici stretti seguaci del prof. Dagnino, di Delio Meoli e Mario Fraguglia.
Conobbi Antonio Canepa quando, nel 1956 in seguito alla rivolta di Budapest, al seguito di Antonio Giolitti passai dal PCI al PSI. Egli era il pupillo di Pippo che, non avendo figli, lo aveva assunto suo delfino (tant'è che frequentava più la casa privata in corso Firenze che l'anticamera di via Roma). Antonio stava molto sulle sue dando poca confidenza a tutti un po' per timidezza, un po' per alterigia. Non aveva la patente quindi non guidava l'auto, ma usava sempre il taxi (mai il bus). Di famiglia borghese con ascendenti siciliani (forse l'omonimo indipendentista siculo) vestiva esclusivamente doppiopetto blù, fumava sigarette Goloise di cui teneva il pacchetto insieme ai quotidiani nelle mani (primo bene in vista Le Monde). All'Università di Genova aveva portato gli studenti dell'UGI e UNURI (unione studenti di sinistra) a rompere l'egemonia del PCI e dare la maggioranza ai laici, radicali e socialdemocratici.
Dopo la laurea Pippo lo aveva mandato a Imperia come segretario della federazione. Doveva 'farsi le ossa' prima di diventarlo a Genova secondo il suo prgetto. Così sarà ma ai danni del Pigmalione. Dalla sede di Piazza Fossatelo, siamo nel 1970, dirige la campagna elettorale per il nuovo Ente regionale da candidato. Naturalmente da segretario viene eletto. Poi mira al Parlamento. Due anni dopo, quindi, partecipa alle elezioni politiche. Rompendo sordidamente il gruppo Machiavelli si allea con Sandro Pertini con l'obiettivo di trombare Pippo.
Ha bruciato le tappe in una fulminante carriera politica (il più giovane deputato al Parlamento, il più giovane membro della Direzione nazionale del PSI). Paiono solo gli inizi destinato a ben altre méte. Invece la propensione alle macchinazioni, al voler stravincere, lo portano verso il baratro. D'intesa con Delio Meoli e Fulvio Cerofolini (Canepa crede ?sbagliando- di tirare le fila) tesse lo sgambetto giudiziario ai danni di Paolo Machiavelli, improvvido percettore di tangenti per una appalto edilizio in quel di Santo Stefano al Mare. Scoppia lo scandalo tre mesi prima delle elezioni politiche del 1976. Il PSI passa nazionalmente da 61 deputati a 69, in Liguria da tre a due. Antonio Canepa trombato a favore di Fulvio Cerofolini.
Una delusione cocente, un trauma insopportabile. E in questo frangente Antonio scopre l'eroina. Uno stretto collaboratore, o meglio il suo segretario portaborse - all'insegna del mors tua vita mea - si presta come pusher.
Antonio crede di controllare l'eroina. 'Smetto quando voglio' si sarà detto come ogni tossico iniziale. Invece non ce la fa. Viene ricoverato più volte nella Comunità di San Benedetto, preso in cura per disintossicarsi da Don Gallo, e -sotto falso nome- nell'ospedale di Sampierdarena, ma inutilmente. Appena fuori ripiomba nel tunnel da cui non uscirà più fino al 31 marzo 1983, quando, in via Solferino a Genova, una over dose lo porterà definitivamente via. Aveva 43 anni.
Pier Luigi Baglioni.

 


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Bossi è un politico professionale d'annata,

Berlusconi occasionale nell'età adulta.

Bossi dopo il coccolone si é addolcito

Berlusconi  ha peggiorato la  impoliticità 

(lingua indipendente dal cervello).

Hanno vinto entrambi le elezioni europee

 ma Bossi in maniera indiscussa,

 Berlusconi -avendo fatto alla vigilia dichiarazioni improvvide- in modo opaco.

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fedeli_slam_pregano_per_la_strada_a_milano_507 Milano.

 Emigrazione, immigrazione, respingimenti.

 Nel 2002 Gian Antonio Stella scrisse un libro sulla vecchia Italia degli emigranti e la nuova dell'immigrazione. Titolo: L'ORDA: Quando gli

albanesi eravamo noi.

In quegli anni a Bologna, centro delle teste d'uovo del cattocomunismo; si sviluppa la storiografia sulle emigrazioni italiane nel  mondo col presupposto intellettuale di combattere la ripulsa popolare alla

(invasione più che...) migrazione straniera che in pochi anni si espande in ogni canto della penisola. Il ritornello buonista-persuasivo è: anche noi siamo stati popolo di migranti  e quindi non possiamo chiudere le porte a nessuno.
Ma se questa affermazione é vera di primo acchito, essa è completamente falsa nell'approfondimento.
Nel 1800 -secolo del nostro esodo verso le Americhe- sono artigiani con le
loro famiglie che si trapiantano in Argentina, Uruguay, e altrove... portando -in paesi spopolati-  il loro bacgraund di arti e mestieri. E se negli USA nasce e si sviluppa  una criminalità mafiosa è solo per risposta e tutela dalle mafie
etniche già presenti e dominanti.

L'immigrazione attuale verso l'Italia risponde si  alla richiesta di lavori manuali che la nostra gioventù rifiuta.  E questa sia la benvenuta, al  contrario dei clandestini recidivi dalle 15 generalità che sta nel nostro paese per vivere di furti e borseggi, o peggio di reati gravi come lo spaccio, la prostituzione, e le rapine in villa.

Animata dal malinteso senso della migrazione proletaria la sinistra ha spalancato i confini ai primi come i secondi lansciandoli entrare ed installasi capillarmente sul nostro territorio con forte compromissione della sicurezza dei cittadini.

I respingimenti dovrebbero chiudere questa fase perniciosa per aprirne una di ingressi filtrati, che  arricchiscono la nazione e non la disastrano.

Ammiro gli americani che, quando danno la

cittadinanza ad un nuovo venuto,  gli regalano la bandiera su cui gli fanno giurare fedeltà alla nuova patria, nella piena accettazione delle sue leggi, sua cultura, e tradizioni.

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SILVIO E VERONICA

 Liti private e pubblici sputtanamenti.

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Nella prima bordata di Veronica contro il marito, la questone più che la gelosia coniugale era improntata sulla spartizione ereditaria ai figli di secondo letto che ella intendeva tutelare. Il mio commento annotò come ella fosse influenzata dalle amicizie (tutte di sinistra) che miravano ad una sua rottura con Berlusconi rendendo pubbliche –sotto elezioni- rimostranze che appartengono alla sfera famigliare privata.  Al mio commenti ebbi numerosi riscontri:

Non che le beghe famigliari della coppia Berlusca-Lario mi interessino più di tanto ma... si sa, il personaggio c'è e fa sempre scalpore... Che si sia comportato come il 99% degli uomini italici (il restante un per cento, comprensivo di te e me conta ben poco) facendo battute sulle bellone (?) di turno non lo scuserebbe più di tanto ma... tant' è. Si vede che la Signora Lario non ha mai ascoltato i commenti di appartenenti al sesso femminile quando parlano di uomini. Non facciamola lunga: in caso di divorzio le resterebbe una bella sommetta per leccarsi le ferite, nel frattempo le consigliamo un bel mattarello della pasta, che non mancherà in casa della suocera Signora Rosa, con cui mettere a posto la testa... del pimpante settantenne. Che gioia per le sinistre, da un po' di tempo a corto di argomenti. A quando piccanti rivelazioni sulla coppia Romano-Franca? Mah, mi sa che lì si dorme... in salotto come nel tàlamo!  Enrico

… Nell’occasione molto mondana e leggera come al solito mi trovo a dissentire con il suo pensiero che pubblicherò sul mio blog domani perché autorevole ed espressione di un'opinione diversa e coraggiosa,  perché controcorrente. Ma dal mio punto di vista, i due giocano insieme e lo fanno con noi o con chi, povera casalinga, sente i tg e le boiate di turno (perché l'italiano soffre della Sindrome della Finestra sul Cortile) pensando ad una lite vera. E' un colpo di show, mi creda e può solo giovare al Cavaliere un po’ pressato fra allargamento improvvisi di coalizione e leader che spingono per appropriarsi la fetta di CDL. 

 Nuvola Rossa.

Che il Cavaliere abbia ormai imparato a fare politica, la nuova politica, realpolitik, è risaputo. E nel giorno in cui il “tovagliolo” (nome più esatto della “lenzuolata”) di Bersani raccoglie l’80% dei consensi nel paese, fra presunti tagli alla benzina e concessioni di 2 euro sulle ricariche, mentre il bollo imperversa senza pietà sulle “euro 0” dei poveracci, la moglie corre in soccorso dell’orgoglio femminile ed il buon Cavaliere si ammansisce e si prona alla moglie con una lettera di risposta e di scuse. Una fiction che fa molta pubblicità e tiene alta l’attenzione sul leader di centro-destra, in tempi di scomodi dibattiti sulla successione del leader della CDL. Si sa, agli italiani piacciono le fiction e casa Berlusconi fa molto audience… E via tutti a parlare della love story in declino. Indecente farlo in pubblico? No, indecente farlo con parole non proprie, fatte scrivere da altri su commissione, da l’una e dell’altro, con citazione letterarie sulla “metà di niente” (che per la verità la Lario può aver anche letto, trattandosi di un libro stile Harmony), con dichiarazioni struggenti del soldato in guerra, del tipo tornerò e sarà dolcezza. Il fidanzato che chiede scusa alla moglie e per cosa? Per essere stato sé stesso, proprio come lo era quando la conobbe, bella, suadente al Teatro Manzoni o quando in una notte di passione a Palazzo Rovati, le dona la prima figlia.

O l’ “irresistibile” che egli acclamò dopo l’annuncio della sua discesa in campo, salvo pentirsi solo ora di quel gesto (ammesso che il pentimento fosse sincero). … “Vinco la riservatezza”, “Vinco l’orgoglio”. Siate sinceri, come lo furono Hillary e Bill, come Chierie e Tony, come Sarkozy e la moglie…Lasciatevi andare a parole in libertà, a sfoghi seri, non da melodramma di Apicella. E dovete farlo perché se la gente apprezza tutto ciò, deve apprezzare qualcosa che sia vero. Le fiction, signori Berlusconi, le fanno già altri.  D'Addesio.

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Ecco tre pareri scelti come rappresentativi delle reazioni in allora. Pareva tutto fosse finito dopo che il bailamme si smorzò dopo essere stato ben alimentato dai mass media multimediali per i suoi avidi denti. Aleggiava già nell’aria una terza donna, anzi fanciulla bella e molto giovane, al centro della mossa di Veronica che dimostrava invece sdegno per delle innocue frasi galanti del Berlusca verso le belle donne oggi chiamate ‘veline’.  S’indicava come galeotto un circolo giovanile della libertà di Dell'Utri dove l'avrebbe incontrata e se ne sarebbe invaghito (un quotidiano pubblicò persino la foto!). Chi accusa Repubblica  di aver dato troppo rilievo alla lettera facendo il gioco del Cavaliere... Nelle polemiche seguite chi parlò di 'reality show' nel Palazzo della politica... Chi fece  i conti ereditari, patrimoniali e interessi aziendali, in caso di separazione... Altri videro un futuro di Verica Lario alla maniera di Hillary Clinton...

   Mah, se non mi sbaglio sappiamo che Berlusconi ha un calcinoma alla prostata, non operato per estirparlo, in fase T3, cioè curabile solo con terapia farmacologia per bloccarne la progressione.  Che annulla completamente la libido maschile e pertanto rende impotenti. Il gallismo del Cavaliere -ovvero- sarebbe un fenomeno puramente patetico, commendevole ma non sostanziale.

Per il seguito e le implicazioni della vicenda lasciamo alla grande montatura del quotidiano di Scalfari in guerra prima contro Bettino Craxi, e poi col Cavaliere.  Ma, non posso nascondere un forte, istintivo e subitaneo, moto di biasimo verso la signora Lario che colpisce duramente marito rivelando un odio da tempo coltivato specie come leader del centro-destra. Succube di invidiose e maligne sobillazioni d’amiche sue –si fa per dire- ma soprattutto nemiche di Berlusconi.

Le quali di certo gioiranno della mina innescata da anni e oggi esplosa. In testa la Latella.

Certo, Silvio Berlusconi ha la lingua ballerina. L’ultima fase infelice è la distonia dichiarata con Fini; l’adesione al SI del centro destra, incurante delle ragioni di Bossi che lo ripaga con giudizi al veleno sulla gestione matrimoniale del Premier.

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CRISI SI CRISI NO

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pier luigi baglioni

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